Londra
Questa citta' e' sempre una piacevole sorpresa: vecchi amici, nuove conoscenze, posti conosciuti e nuove scoperte.
Nessun posto migliore per cominciare il nostro viaggio; e dopo tre giorni di vita 'mondana' eccoci pronti a prendere il volo per il brasile. Tra poche ore partiremo.
Un saluto a tutti ed un grazie a Tato e Lu che ci hanno ospitato e ad Elena che ha condiviso con noi il soggiorno.
A presto ;-)
Rio
Piove a dirotto, le nuvole basse coprono le colline su cui si arrampicano disordinate le favelas. La prima impressione di questa grande citta´ non e´ molto diversa da quella di qualunque altra metropoli. Potremmo essere ancora a Londra.
Ieri al nostro arrivo Mauro ci aspettava in aereoporto nonostante fossimo in anticipo di un´ ora sulla nostra tabella di marcia e di oltre due rispetto al ritardo del volo da noi prenotato. Complice un aereo parcheggiato nel posto sbagliato ed una hostess molto zelante, siamo arrivati in ritardo a San Paolo riuscendo pero´ ad imbarcarci sul volo per Rio precedente a quello previsto. Incurante di orari e previsioni Mauro e´comunque li ad aspettarci.
Questo mi conferma che siamo a Rio: qui il tempo, gli orari, gli appuntamenti sono relativi.
Siamo a Rio, potremmo essere in qualunque altra metropoli, ma se fossimo stati a Londra, a quest´ora saremmo ancora in aereoporto ad aspettare qualcuno che, causa orari sbagliati e ritardi, ci darebbe per dispersi!!!
Siamo arrivati. Il viaggio e` vivo. Siamo ancora vivi. Nessuna preparazione, nessuna informazione, nessuna guida turistica... Niente di niente. Mi sento bambino e come un bambino voglio apprendere senza nessuna logica. Basta schemi, basta vita basata su principi che non mi appartengono e che mi incatenano. Voglio giocare, voglio piangere e ridere in preda all`emozione! Boas-Vindas.
MANGUERIA
Il taxi esce dal traffico caotico della avenue e accosta ad un garage che una tettoia di fortuna, due lampade ed un potente impianto stereo hanno trasformato in un bar all´apparenza poco raccomandabile. Seguiamo Ghia su per una piccola stradina che si apre tra il garage ed altre costruzioni fatiscenti. In cima, un ragazzo armato scambia due parole con lui e non ci degna di uno sguardo. Proseguiamo tra vicoli e budelli, tra costruzioni in legno e in mattoni; per terra un rigagnolo di acqua sporca riempie e straborda da tombini coperti con assi e pietre traballanti. Ogni tanto, ai lati del viottolo, si apre un piccolo spiazzo pieno di luci e suoni: un negozio di frutta, un bar, un´alimentari. Sopra le nostre teste incombono matasse ingarbugliate di cavi elettrici.
Arriviamo a casa sua senza problemi; venti metri piú avanti un ragazzo vende crack seduto su di un muretto.
Dentro la casa é casa. Due divani, uno di fronte all´altro, creano un piccolo corridoio che porta alla zona tv e ad una scala che sale al piano superiore. Alla sinistra un muretto divide dalla cucina e dalla porta del bagno. Le pareti sono nude, di un rosa pallido. L´unico suppellettile é un telefono appoggiato su una mensola.
L´accoglienza é calda: la madre é felice di ricevere ospiti e lo dimostra riempidoci di attenzioni culinarie. Seduti sui divani o sui gradini della scala, ognuno col suo piatto in grembo, assaggiamo le prelibatezze preparate per l´occasione. I piatti si riempiono e si svuotano in continuazione, cosí come i bicchieri di birra. Periodicamente la porta si apre ed in casa entrano vicini o parenti. I bambini giocano tra noi e con noi. In uno spazio di nove metri quadrati siamo almeno in venti!
L´atmosfera mi ricorda le domeniche pomeriggio che da bambino trascorrevo da mia nonna: noi bambini giocavamo tra cucina e camera mentre i grandi al tavolo mangiavano, bevevano e parlavano. L´unica differenza é che qui non ci sono ne tavoli ne sedie, ne cucina ne camere: qui c´é un solo locale in cui tutti fanno tutto.
Dopo un paio d´ore ci congediamo, ma prima di andarcene Ghia ci porta a fare un giro ´turistico´. Muovendoci sotto sguradi vigili, arriviamo in cima alla collina dove abita la sua ragazza. Dal tetto della casa godiamo di una belissima vista su Rio e sulla favela. Sotto di noi, sui tetti delle baracche, parecchi bambini giocano maneggiando fili invisibili; sopra le nostre teste e sopra Mangueira volano decine di acquiloni colorati.
R.
VISTA NOTTURNA (6 di sera) DAL PAN DI ZUCCHERO
GP di RIO
Il miglior modo per muoversi a Rio é indubbiamente il bus. Le linee sono innumerevoli ed i mezzi circolano giorno e notte; il viaggio é un´esperienza indimenticabile.
Prendere l´autobus a Rio é come partecipare ad un gran premio di formula uno: le strade sono il circuito, gli autisti i piloti, i bus le auto ed i passeggeri... beh i passegeri sono gli spettatori che, qui, sono veramente nel vivo dell´azione!
Ogni fermata, ogni semaforo, ogni stop diventano una griglia di partenza. Gli autisti si sfidano l´un l´altro premendo a fondo sull´accelleretatore, smanettando furiosamente con cambio e frizione; le doppiette si sprecano, cosí come le staccate all´ultimo momento.
La fermata é a richiesta non solo per scendere, anche per salire. Quando appare il bus atteso, dal bordo della strada, ti devi sbracciare per farti notare. Un breve lampeggio del conducente indica che ti ha visto, ma l´autobus continua la sua folle corsa fino a poco prima della fermata. Nell´arco di dieci metri scarta dalla terza corsia alla prima e riduce la velocitá dagli oltre 60 km/h a zero. Una volta salito e pagato il biglietto, il controllore sblocca il girello che sbarra il passaggio e, mentre il bus é giá lanciato, occupi il primo posto libero.
Se sei vicino al finestrino l´anima tifosa prende il sopravvento: sul bus accanto un´altro passeggero sta guardando con aria di mal celata sfida: é talmente vicino che se non fosse per il rumore assordante di ammortizzatori e balestre ne sentiresti il respiro. Ad ogni scatto in avanti del suo bus un´espressione di superioritá si stampa sul suo viso, ma un ístante dopo é la volta di prendere la tua rivincita: mentre guadagni centimetri su di lui lo guardi con fare superiore. Nell´istante in cui, i due mezzi, prendo strade diverse giá senti la mancanza dello sconosciuto con cui hai condiviso attimi di delusione e di gloria.
Al momento di scendere la cosa piú naturale é approssimarti all´uscita. Nel tentativo di attacarti alle barre orizzontali appese al soffitto, finisci sempre per tirare la cordicina che corre parallela a queste e che aziona il cicalino di richiesta fermata: subito il bus scarta a destra ed inchioda. La porta non si é aperta del tutto che giá l´autobus sta accellerando; la decelerazione é tale che ti ritrovi ammassato ad altri passeggeri in braccio al bigliettaio: capisco che il girello posto all´entrata del bus non serve tanto a bloccare chi non paga, quanto ad evitare che i passeggeri volino fuori dal vetro anteriore! Siccome i tempi d´arresto alle fermate ricordano i pit-stop di F1, la tua abilitá sta nel districarti in breve tempo dal groviglio umano e buttarti verso l´uscita in 7/8 secondi. I migliori scendono che il bus sta ancora frenando, gli altri che sta giá accellerando. I peggiori alla fermata successiva!
I pomerriggi passati al luna park di Lecco a cercare di diventare il re del tagadá, adesso, tornano utili!!!
R.
11-06 Fiera del Nord-Est: VitaMina
Ci sentiamo brasiliani, senza offesa, ma dopo una settimana siamo entrati nella vita di questo fantastico popolo. Tutto questo grazie agli amici italiani che da tempo vivono e lavorano qua e che vogliono condividere con noi le loro giornate.
Domenica siamo stati alla fiera del nord- est a Rio, dove all´ interno si trova di tutto: mercati, bar, ristoranti, locali e alle due estremitá della fiera ci sono due palchi con pista da ballo dove c´é musica dal vivo... Tutto il meglio del Brasile.
A prima vista i problemi di tutti i giorni sembrano svaniti. Qui si ride, si mangia e si balla!
Noi siamo stati invitati ad una festa di compleanno di una ragazza brasiliana, festeggiando con i suoi parenti e amici, bella gente. Tutti molto cordiali e disponibili, un pó perché siamo simpatici e paraculi, dall´altra parte perché i nostri amici italiani, che conoscono bene queste persone, sono un pó come lascia passare e quindi possiamo dedicarci a relazionare con tutti e tutte... E tutte senza esagerare...
Iniziamo a mangiare verso le due: riso e fagiolada, birra, carne, birra, verdure, birra e iniziamo a capire meglio il portoghese... Sempre senza esagerare!
Le ragazze ci portano in pista per ballare un pó di forró suonato dal vivo da un gruppo spettacolare. Romano si muove bene (Il vecchio leone), io sembro un pezzo di legno che saltella. Tutto questo ha fatto aumentare l´allegria con tutti!
Lasciamo il gruppo per scoprire il resto della fiera... Da diventare matti.
Ci fermiamo in un Caipirinha Bar... Da un barista diventato subito amico, che ballava e cantava mentre preparava questo drink esagerato. E che ve lo dico a fare, tra un giro offerto e un giro dopo l´altro siamo diventati ballerini!!! Diciamo che ballerini é una parola grossa, ma da pezzo di legno a ramoscello c´é una bella differenza.
Abbiamo ballato di tutto dal Farró al Reagge... Bella storia! Ci siamo divertiti tantissimo; dopo aver visto nei giorni precedenti il Brasile nascosto qui ci siamo lasciati andare...
Chissá sé un giorno diventeremo ballerini o apriremo un Caipirinha Bar, non so´?
So solo che per il resto della serata e nei giorni dopo si canta un verso del nostro amico barista :<< Vitamina vitamina... Allegria allegria...>>.
... Anche questo e´ Rio de Janeiro... M
Caxias é... anzi no. Caxias non é.
Non é periferia: troppo lontana per esserlo e troppo scomoda da raggiungere. Non é un paese: niente strutture o infrastrutture, eccetto la fermata del bus lungo un´anonima strada ad alta densitá di traffico. Non é favela: qui il narcotraffico non ha motivo di esistere; soldi pochi, parecchia ignoranza, ma soprattutto evangelisti quindi niente alcol e niente droga.
Caxias é Caxias.
La zona é una pianura paludosa ed arida al tempo stesso; le strade non sono asfaltate per cui o grande polvere o lurido fango. Le case sono fatiscenti e non esiste cura per gli spazi comuni.
Arriviamo di sera e il nostro contatto italiano ci aspetta alla fermata del bus. Ci fermiamo a comprare qualcosa all´unico supermercato del posto: i nostri discount in confronto sono negozi a 10 stelle! Non esiste illuminazione per le strade: gli occhi servono per vedere dove metti i piedi; quello che ci circonda sará una sorpresa per l´indomani.
La casa che ci ospita é accogliente. Al piano terra c´é l´aula per il doposcuola, un salone per il pranzo, la cucina, bagni ed uffici. Al primo piano un grande balcone coperto su cui si affacciano due bagni, la cucina e tre camere da letto: sará il nostro alloggio.
La mattina, dopo un bel caffé, giriamo senza meta per le ´strade´ accompagnati dalla nostra ospite. La gente ci ferma, ci saluta, chiede di noi.
Un ragazzo ci invita ad entrare in casa sua.
Sua moglie ha appena partorito il terzo figlio, settimino come gli altri due. Adesso si é fatto la vasectomia perché il latte in polvere costa troppo!
Sulla porta ci togliamo le scarpe, anche se l´ingresso é di terra battuta come il cortile. Le altre stanze hanno piastrelle o tappetti, tutto é in ordine e, nel limite, pulito. Il piccolo dorme in una culla coperto fino agli occhi e con addosso calze e guanti: di giorno la puntura delle zanzare puó portare la dengue.
L´altra casa che visitiamo é molto simile alla prima. Qui abita una famiglia con cinque figli propri ed un sesto adottato: sua mamma é morta durante il parto e loro lo stanno crescendo come gli altri. Qui a differenza di Rio, la famiglia é un valore: “Non si danno via nemmeno i cani” dice la donna con un sorriso disarmante.
Ecco cos´é Caxias: un centro di raccolta! In questo luogo ameno arrivano o famiglie in fuga dal Nord-Est del Brasile (terra poverissima), o gente che non resiste piú alla dura vita delle favelas.
Quello che l´associazione che ci ospita tenta di fare, é creare una comunita: attraverso attivitá colletive, riunioni, gruppi di auto-aiuto, laboratori di riciclaggio (interessantissimi e redditizi), tenta di far crescere la consapevolezza di queste persone. Da quello che abbiamo visto nel pomeriggio la strada é ancora lunga, ma le cose sembrano promettere bene.
Il proprietario del chiosco in cui ceniamo la sera ci saluta cosí: “Siamo il luogo in cui viviamo!”
R.
MARCO DANCE (Pochi secondi... nesun commento!!!)
Due link: il primo e´ una splendida esibizione di Thiago accompagnato da due suoi "studenti" (1 minuto). L´altro é un video che ha appena vinto un premio dell´ONU per la pace (1 minuto). Buona visione!!!
http://www.youtube.com/watch?v=cN8Bh-fm0FI
http://www.filmyourissue.com/2007/winner_lookscan.shtml